Basilicata Sasso Selvaggio

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Sasso Selvaggio

Da Matera alle Piccole Dolomiti Lucane e ritorno, passando
per alcuni dei paesaggi più incredibili e meno conosciuti dello stivale.
Fino ad arrivare tra boschi e calanchi, dove secondo Carlo Levi Cristo si è fermato. A guardare
Per la maggioranza degli italiani questa regione è un a. Anche dopo diverse visite. Ci si continua a chiedere: “ Come è possibile?” . Due mari diversi co­me è possibile? E in mezzo alle due coste, come il ri­pieno di un sandwich, monti chiamati addirittura Do­lomiti-come è possibile?E poi i calanchi ,e i Sassi diMatera, e capricci geologici, guglie, dune, grotte, ari­di canyon attaccati afreschi bosch i, grandi spazi, gran­ di silenzi. Quasi inspiegabile. Ma evidentemente, pos­sibile. Ed è possibile girarla in bici senza molti pro­blemi proprio grazie alla sua ridottissima densità abi­ tativa(intuttalaBasilicatac’èunnumerodiabitantiin­ feriore a quello di Genova, che di suo non è Babilo­nia), che significa: poco traffico. Gli itinerari tra cui scegliere sono tanti: il più affascinante porta da Matera fino alle succitate Piccole Dolomiti, dopo uno scar­to a sud verso il Pollino e la zona de i calanchi attorno ad Aliano, Tursi e Craco. In pieno Far West.Matera è il perfetto punto dipartenza e di arrivo per un viaggio in un altro tempo e un altro spazio. I giorni di sellino saranno in tutto sette, la difficoltà non è ele­ vata ma l ’anello richiede una buona preparazione : chi è alle prime armi si limiti a prendere nota, e allenarsi inmododaessereprontol’annoprossimo…Dalla città dei Sassi si punta a ovest sulla provinciale, a lambire il colle di Timmari, per poi incontrare l’oasi di San Giuliano, nei pressi di un lago artificiale. Qui all’in­ ternodellaspedizionepotrebberogiànascereiprimi attriti: qualcuno sarà tentato di fermarsi per guardare gli animali. Grottole nelle stagioni migliori appare in un tripudio di giallo dovuto ai campi di grano. Dista 36 chilometri da Matera e la scrittrice Mariolina Vene zia vi ha ambientato il romanzo Mille anni che sto qui, premio Campiello 2007. Da notare la locale versione della faglia di Sant’Andrea, una crepa detta B’ffarda, eredità di uno dei tanti sismi. La tappa si può chiude­ re in aperta campagna, a Bufalara, tra grano e alleva­ menti di cavalli. Da qui si punta, il giorno dopo, verso Grassano, per secoli feudo dei Cavalieri di Malta; quin­ di si sale tra i boschi per 52 chilometri fino ad Accettura, cuore dei ^m ila ettari del parco di Gallipoli Cogna­ to,areacheracchiudenaturaestoria.Illocalecentrovi­ site è stato realizzato in un insediamento monastico dell’XI secolo, donato dai conti di Montescaglioso al vescovo di Tricarico. E quanto al monte la Croccia (1149 m), sulla sommità ci sono i resti della fortificazione edificata tra il VI e ilIV secolo a.C. a difesa di Serra di Vaglio, centro dellafederazione delle cittàlucane. L’ar­ chitetto della “grande muraglia” di due chilometri fu probabilmente Nummelos, il Dedalo locale.

L’anello di re Salandrella

Accetturaèsuunacollinadi770metriinmezzoalver­ de, sulla valle del torrente Salandrella. Da qui si può fare un anello nell’anello, ovvero un giro tra le Piccole Dolomiti Lucane tra dure salite e fitti boschi. Geologi­ camente queste dolomiti non sono della stessa natura di quelle alpine. Sono fatte di arenaria e non di calca­ re e dolomie. Ma osservandole, converrete che il nome non è usurpato. Per un doveroso giro del parco si sale con calma fino a Pietrapertosa, il comune più alto del­ la regione, incastonato nella roccia arenaria a 1088 metri di altezza, e si rientra adAccettura attraversan­ do il bosco di Montepiano, formato da alberi secolari di cerro, spesso alti più di 30 metri. Ogni anno il più bel­ lodiventa“ilmaggio”,eglivienefattalafestainduesa­ gre, prima adAccettura e poi a Pietrapertosa. Da que­ ste parti, se qualcosa vola sopra di voi, potrebbe esse­ re un nibbio reale. Oppure (se state passeggiando nelle ore serali) un gufo, un barbagianni, una civetta. Ma anche un essere umano. Non è uno scherzo: è il volo dell’angelo, ovvero un attrattore mediante il quale ci si lancia, imbragati, a oltre 130 chilometri all’ora lungo un cavo d’acciaio di quasi un chilometro e mezzo che col­ lega due vette, una a Pietrapertosa e l’altra a Castel­ mezzano. Come volo è piuttosto passivo, potrete giusto sbattereunpo’leali,mal’esperienzasensorialeèuni­ ca, non c’è nulla di simile in Europa. Non che sia da meno quello che c’è in programma il giorno succes­ sivo: vi attende, è il caso di dirlo, il tappone dolomi­ tico. Si ritorna infatti nei boschi per raggiungere Sti­ gliano, col suo castello medievale, passando dal fre­ sco dei boschi all’aridità dei calanchi, e al loro panorama impressionante. Una volta, qui, era tutto salatissimo. Non a causa dei prezzi: semplicemente, le pareti e i grandi massi erano sotto il mare. Bisogna fare circa 60 chilometri per raggiungere Tursi e premiarsi con una notte nella Rabatana, stranissimo nucleo abitati­ vo quasi disabitato che attorno all’anno 850 era occu­ pato dai saraceni (come nel caso della marocchina Ra­ bat, il nome rimanda al termine arabo che significa “fortezza”). Circondata da profondi burroni, richiese del bello e del buono alle truppe bizantine per prendersi un borgo così ben difeso. Ma non c’è nulla di inattac­ cabile al mondo, e la cosa vale anche per i saliscendi che caratterizzano l’area diAliano ele zone che Carlo Levi descrisse in Cristo si èfermato a Eboli, tra il 1943 e il 1944. Il film che Francesco Rosi trasse dal libro fu gi­ rato a Craco, il borgo fantasma. E stato abbandonato dopo una frana nel 1963. Non è possibile visitarlo per ragioni di sicurezza, ma anche a guardarlo a distanza, si rimane un po’ sgomenti. Fu però adAliano, a 45 chi­ lometri di strada da Craco, che l’artista piemontese,confinato dal fascismo, visse tra il 1935 e il 1936. Con il libro e i dipinti illustrò il suo viaggio nel tempo per raggiungere contadini “fuori dalla Storia e dalla Ra­ gione progressiva” , ai margini del resto d’Italia come lui—ma proprio come lui in grado di scoprire una ra­ gione superiore nell’isolamento.

Un tufo dove l’acqua è più blu

La visita alle attrattive di Aliano, dalla antica “ Gasa con gli occhi” dalle sembianze di un volto umano (contro il malocchio) al fosso del Bersagliere (dirupo nel qua­ le, si dice, un soldato piemontese fu scaraventato dai briganti), richiede un’altra tappa ad anello da 60 chi­ lometri con rientro a Tursi, dalla quale si può partire il giorno dopo per Policoro, tipico centro della Magna Grecia. Se non siete in trance agonistica potete fare una sosta al santuario di S. Maria d’Anglona, ricco di af­ freschi medievali. Dopo di che, in treno fino a Meta- ponto, dove si risale in bici per raggiungere il parco archeologico, il museo e la spiaggia sabbiosa sullo Io­ nio prima di fare un piccolo sforzo in direzione di Ber- nalda,grossocomunevicinoallacosta.Certoquiitem­ pi e i paesaggi sono ben diversi da quelli visti nei gior­ ni precedenti: dopo panorami che paiono inventati, un bagno di realtà. Ma anche, eventualmente, un bagno in mare prima di ripartire per Montescaglioso lungo la valle del Bradano. Nel territorio di Montescaglioso, appoggiata sui colli a 365 metri sul livello del mare, rientra parte del parco della Murgia Materana; l’ab­ baziabenedettinamedievale diS. MicheleArcangelo è l ’attrattiva principale, ma non si resta indifferenti, in paese, alle cantine scavate profondamente nel tufo. E il tufo riporta a Matera, seguendo per 45 chilometri la strada che costeggia il parco : il cerchio si chiude

 

 

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